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Case popolari: “i Sindaci devono rispettare gli impegni”

Sunia e Cgil ripropongono i temi del concessorio, della gestione dei servizi e revisione del regolamento

Canone concessorio, spese per la gestione dei servizi e revisione del regolamento di utenza. Su questi tre argomenti, lettera aperta ai sindaci della provincia di Arezzo firmata dalla Segretaria del Sunia, Stefania Teoni e da quello della Cgil, Alessandro Mugnai.

“Aperta” perché sia il Sunia che la Cgil si attendevano risposte dirette che non sono mai arrivate. “Il 13 luglio dello scorso anno, il SUNIA fu ascoltato dai sindaci, la cui Assemblea decise di costituire una commissione composta dalla Giunta del LODE e dal SUNIA CGIL. Il tema fu riproposto il 20 novembre in un incontro con l’assessore alla casa del Comune di Arezzo. I mesi sono trascorsi – e comprendiamo i problemi generati dal Covid – ma nessuna risposta è arrivata. Almeno a noi – precisano Teoni e Mugnai. Perché in realtà leggiamo sulla stampa che alcuni aspetti sono stati definiti in maniera che non condividiamo senza alcuna consultazione. Segnali, quindi, della scarsa volontà di capire i problemi delle case popolari e dei cittadini che vi abitano nonché di scarso rispetto degli impegni assunti”.

Sunia e Cgil concentrano l’attenzione su tre problemi: canone concessorio, spese per la gestione dei servizi e revisione del regolamento di utenza

1) Il canone concessorio. “Questa è una percentuale degli affitti che, invece che essere lasciata a disposizione per la manutenzione, viene versata ai Comuni come se l’ente gestore avesse una struttura redditizia (ad esempio una spiaggia). La giustificazione è che le somme vanno a rimpinguare le casse comunali e vengono utilizzate per coprire le morosità incolpevoli degli assegnatari mentre già la legge regionale prevede l’accantonamento del 3% per lo stesso motivo. Queste detrazioni si sommano al calo degli importi totali degli affitti dovuto all’assegnazione a famiglie sempre più in difficoltà. Tutto rende sempre più problematico reperire risorse per la manutenzione. Questo canone, presente solo nella nostra provincia, comporta che il mancato pagamento degli affitti da parte di un assegnatario in difficoltà, non ricade sulla collettività ma sull’inquilino dello stesso piano che ha la fortuna di potersi permettere di pagare l’affitto e al quale, però, non può essere fatta manutenzione adeguata”.

2) Spese per gestione dei servizi. “Ogni assegnatario di casa popolare paga circa 114 euro annui per spese di gestione di servizi, cioè le quote condominiali come vengono definite nei bilanci. Nulla viene addebitato ai proprietari contrariamente alle norme condominiali. Tra l’altro la legge regionale prevede che “il canone di locazione degli alloggi ERP è diretto a compensare i costi generali, di amministrazione e fiscali sostenuti per la gestione degli immobili”. Così avviene in altre provincie della Toscana. A riprova di ciò la legge regionale prevede che, in caso di autogestione, lo stesso ente gestore debba rimborsare il costo dell’amministrazione agli assegnatari perché compreso nel canone. Noi siamo convinti che queste somme non debbano essere pagate dagli assegnatari e vorremmo evitare azioni legali al termine delle quali sarebbe obbligatorio chiedere anche gli arretrati nei termini di prescrizione”.

3) Revisione regolamento di utenza. “La legge regionale comporta la revisione del regolamento di utenza da parte del LODE sentite le organizzazioni rappresentative degli utenti. Si tratta di regole scritte dalla proprietà con poche tutele per gli assegnatari e senza nessun intervento del comune proprietario che, invece, dovrebbe essere presente in alcune fasi in quanto proprietario delle abitazioni. Su questo Sunia Cgil ha molte osservazioni da fare”.

Da qui la richiesta ai Sindaci, da parte di Sunia e Cgil di rivedere le decisione assunte e di rispettare l’impegno ad un confronto con il sindacato.

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