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IN RICORDO DI NICOLA VIGIANI

E’ passato poco più di un mese ed è ancora dura da accettare questa realtà. Nicola ci ha lasciato. La vita è strana, la morte lo è di più: arriva quando non ci pensi e anche se lo fai rimani comunque stupito dal suo arrivo.

“Abbiamo perduto una bella persona – ricorda Alessandro Mugnai. Era un dirigente, uno di quelli veri. E non lo dico per circostanza. Uno di quelli che ci mettono prima l’anima e poi la competenza. Ha iniziato militando in Fillea, seguendo i lavoratori edili. L’ho meglio conosciuto in Fiom dove era arrivato dopo l’esperienza in Fillea e il lavoro nei manufatti. Era un piacere ragionare con lui. Faceva il sindacalista e questo occupava la quasi totalità della sua vita. Grande appassionato di musica e anche attraverso questa passione esprimeva impegno sociale. Casentinese, una famiglia come tante: padre operaio, anche lui nei prefabbricati e madre casalinga. Ho conosciuto poche persone così intimamente legate alla loro terra e alla loro comunità. Conosceva tutti e da tutti era riconosciuto. Il Casentino e la Cgil rappresentavano la sua famiglia allargata. Lo abbiamo perduto, a conferma che la vita e la morte, talvolta, non hanno un grande senso di giustizia. Ma lo ricordiamo. E lo ricordiamo come uno dei migliori tra noi”.

Nicola Vigiani ha lavorato fianco a fianco con Alessandro Tracchi: ”in Fiom era arrivato dopo l’esperienza degli edili e l’impressione che mi ha dato è stata quella di uno che era sempre stato in Fiom. Chi conosce la nostra categoria dei metalmeccanici sa cosa voglio dire. Non era uno al quale si poteva far digerire una tesi che non condivideva: era combattivo e perfino conflittuale. Non solo con le controparti ma anche al nostro interno. Ma era una persona splendida con la quale potevi litigare per una giornata e poi andare, con un sorriso, insieme a cena. Aveva passione, determinazione e competenza nella sua attività di sindacalista ma aveva, soprattutto, un grande cuore. Quando prese il mio posto nella zona del Casentino, gli lasciai tre vertenze difficili, con lavoratori anche esasperati da situazioni estremamente complesse. Lui ci lavorò conquistando non solo il loro rispetto ma anche la loro fiducia. Molti di loro li ho rivisti al suo funerale: non erano lì per obbligo ma per il sentimento e il ricordo che Nicola gli aveva lasciato. Lo ricordo in questo modo, come si può ricordare un amico che ha lasciato un segno tra le persone con le quali è entrato in contatto. Era un amico vero: non aveva un libriccino sul quale segnare il dare e l’avere. Dava tutto quello che poteva con coraggio, entusiasmo e fiducia. Non so se cancellerò il suo numero dall’agenda del telefono: leggere il suo nome mi aiuta a capire come deve essere un sindacalista, come deve essere un uomo”.

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