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Intervista a Lidio Rossi Responsabile di Zona della Cgil di Arezzo su Lavoro e diritti in Valdichiana

Ci parli della C.G.I.L. Valdichiana Aretina, di cui lei è Segretario: quanti sono gli iscritti, qual è il rapporto tra la confederazione ed i giovani occupati nei nuovi lavori, quali sono le più importanti problematiche che investono il mondo dei pensionati ecc.?

Nella Valdichiana, la CGIL conta, al 30 Settembre, 6500 iscritti dei quali il 50% sono pensionati e l’altro 50% lavoratori attivi. Visto che lavoro in questa organizzazione da 35 anni ho assistito alle grandi trasformazione che ha subito il mondo del lavoro, trasformazioni che hanno incrementato il lavoro precario con una forte riduzione di quello stabile. Le riforme che sono state effettuate in questi ultimi anni nella sanità e nel sociale, anche a causa delle scelte di accentrare i vari servizi, hanno penalizzato di fatto i pensionati i quali sono costretti a ricorrere, sempre di più, ai servizi che mette a loro disposizione il sindacato ed in particolare, nella nostra zona, la CGIL. Diversi giorni della settimana alle 8 del mattino 18 o 20 persone sono già lì ad aspettare l’apertura della sede della CGIL per trovare soluzione alle loro pratiche burocratiche, questa è la vera cartina di tornasole per comprendere le difficoltà e i disagi che subiscono i cittadini del nostro territorio.

Parliamo di occupazione: nella nostra vallata le principali fonti occupazionali derivavano fino a qualche anno fa dall’edilizia, dall’agricoltura e dalle piccole aziende erogatrici di servizi. Negli ultimi anni, dopo la grave crisi che ha colpito l’edilizia, si è fatta avanti una forte richiesta, specialmente di manodopera giovane, nel settore turistico. Che tipo di lavoro si offre in questo settore?

In effetti, anche tra gli iscritti della CGIL c’è stato un passaggio dalla categoria della Federbraccianti al settore dell’Edilizia, attualmente il 45% degli iscritti attivi sono della Filcams, categoria che cura il settore del turismo, del commercio e dei servizi. Per la maggioranza dei giovani del nostro territorio il primo impiego avviene nei settori del commercio e del turismo, grazie anche alla presenza nel nostro territorio dell’Outlet Village che di fatto assorbe principalmente manodopera locale. Certamente i giovani occupati nel settore del turismo e del commercio incontrano esperienze negative, vengono contrattualizzati in forme precarie e cosiddette “intermittenti”. Ad esempio lavorano 30 giorni al mese, ma in busta risultano occupati solo per poche ore, poi ci sono altre aziende che pagano le ore effettivamente lavorate 2 euro o 2 euro e mezzo l’ora. Esistono forme di sfruttamento che favoriscono anche l’evasione, oltre quella contributiva per il lavoratore, anche quella delle varie addizionali di competenza dei Comuni e della Regione. Vi sono aziende che ritardano il pagamento della mensilità spettante il lavoratore fino a 8- 10 mesi, talvolta minacciando il lavoratore stesso, tipo ‘se vai al sindacato non riceverà mai la retribuzione e sarà immediatamente licenziato’. E ancora sono a conoscenza di minacce di licenziamento se un lavoratore si iscrive al sindacato, per questo molte iscrizioni alla CGIL avvengono in contanti, cioè brevi manu e non con la delega. In conseguenza di questo molti giovani con professionalità si ritrovano costretti a cercare altrove. Ad esempio all’estero, tant’è che sono a conoscenza che solo nel mese di Settembre 3 giovani si sono licenziati dai contratti intermittenti per lasciare il nostro paese.

Da più parti viene sollevato il fatto della mancanza di controlli, sulla sicurezza e sul rispetto dell’applicazione dei contratti di lavoro e le cause di questa mancanza vengono addebitate alla continua riduzione del personale incaricato, ma soprattutto alla presenza di normative poco efficaci. Secondo lei è così? Che cosa si dovrebbe cambiare per garantire una maggior trasparenza ed efficacia dei controlli?

Sono contrario alle forme di controllo poliziesche, ma va però evidenziato il fatto che le ultime riforme hanno portato molta confusione, che mette in difficoltà il sempre più scarso numero di addetti incaricato di effettuare i controlli. Io sono convinto che se in fase di autorizzazione ogni ente interessato espletasse correttamente le proprie competenze avremmo sicuramente dei miglioramenti sia nella sicurezza che nel garantire diritti e futuro ai lavoratori. Certamente il governo dovrebbe garantire maggiori risorse umane nel settore dei controlli in modo che si possano usare tutti quei mezzi che oggi la tecnologia mette a disposizione per verificare il rispetto delle normative vigenti.

Gli enti locali, rinunciano sempre di più ad assumere personale dipendente e ricorrono all’affidamento di servizio alle cooperative. Lei cosa ne pensa di questa scelta? Le risulta che in alcuni casi pare che i dipendenti di queste cooperative vengano impiegati in condizioni non conformi?

Se non viene regolamentato, anche con accordi in sede sindacale, tutto l’aspetto degli appalti (come è stato fatto con il Comune di Arezzo) si rischia di far ricadere quello che viene risparmiato sulla gara d’appalto sulla pelle dei lavoratori con tagli agli stipendi dei lavoratori attraverso l’utilizzo dei ‘contratti pirata’ o con subappalti al massimo ribasso. In diverse occasioni viene utilizzato il contratto delle cooperative sociali per abbassare i costi impiegando i lavoratori in condizioni di poca sicurezza e non per come queste cooperative sociali erano state pensate e per l’obbiettivo nobile per cui erano nate. In questi ultimi anni abbiamo anche aziende nel privato che appaltano alcune attività, perciò troviamo lavoratori che svolgono la stessa attività lavorativa, ma uno viene retribuito con il contratto agroalimentare e l’altro con il contratto multi-servizi. Ad esempio può capitare che il lavoratore che dovrebbe fare le pulizie si ritrova a fare il pane o la pizza.

Da parte del segretario generale nazionale Maurizio Landini, c’è stata una apertura di credito nei confronti del governo “Giallo-Rosso”, anche lei è fiducioso? E ci dica, perché i lavoratori dovrebbero apprezzarlo?

Come sindacato, è nella nostra caratteristica aprire confronti e discussioni con qualunque governo. Nella nostra autonomia avanziamo le nostre richieste tenendo la barra dritta sulla difesa dei lavoratori e dei cittadini più deboli, considerato che nelle nostre sedi abbiamo degli ottimi osservatori e conosciamo quindi molto bene la realtà. Sono stati i governi precedenti a non voler aprire nessun tavolo di discussione con il sindacato, se non per chiedere al sindacato di accettare supinamente quello che avevano già deciso. Perciò questo governo, per avere più credito del precedente, basta che apra un tavolo di discussione sui problemi che abbiamo nel paese, per trovare insieme le necessarie soluzioni.

Fonte Valdichiana Oggi

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