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SUNIA – CGIL AREZZO: “Programmi elettorali, dove la casa non trova casa”

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Sunia e Cgil ricordano l’emergenza abitativa. Tutti i numeri di Arezzo e della Toscana

 

Questa campagna elettorale è ricca di promesse ma non vediamo attenzione al problema della casa – afferma Fabio Buricchi, Segretario provinciale del Sunia. E questo nonostante che sia centrale, insieme alla povertà che aumenta e al lavoro che non c’è, soprattutto per i giovani. E’ desolante ricordare che dopo il 1963, chiuso quello che fu definito “piano Fanfani”, non ci sia più stata una politica della casa. E che, una volta liquidata la Gescal che era finanziata dai lavoratori dipendenti, lo Stato abbia poi investito solo spiccioli”. A fronte di una situazione che diventa sempre più allarmante: “nel 2016, su tutto il territorio nazionale, sono stati emessi 61.718 provvedimenti di sfratto su 158.720 richieste di esecuzione; 35.336 sfratti eseguiti; di questi 3.431, pari al 9,70%, in Toscana. Nella provincia di Arezzo, sempre nel 2016, le richieste di esecuzione sono state 1.770, i provvedimenti di sfratto emessi sono stati 355 e gli sfratti eseguiti 511. L’andamento è in progressivo aumento: uno sfratto ogni 515 famiglie nel 2005 e uno ogni 419 nel 2016”.

Mancano le case? No. Buricchi ricorda che in Italia esiste una metropoli fantasma fatta di 7 milioni di case vuote e che rappresentano il 22,5% del totale. “In Toscana 1 abitazione su 5 è vuota (il 20,07% per 385.053 immobili non occupati). La provincia di Arezzo si colloca al 6° posto in Toscana con il 20,64% e 36.044 case vuote. Montevarchi, Arezzo e Cortona sono i comuni aretini dove ci sono più case vuote. Montevarchi con più di 8 mila, pari al 43% del totale, seguito da Arezzo dove se ne contano meno della metà (oltre 3.500 immobili non occupati pari all’8% del totale) e Cortona (più di 3 mila case vuote, 25% del totale). Seguono Montemignaio, quarto in graduatoria con oltre 1.700 (76% del totale), Sansepolcro, al quinto posto con più di 1.600 (19%) e Bibbiena, sesto posto con quasi 1.600 case vuote (24%)”.

 

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Dobbiamo chiederci – commenta Alessandro Mugnai, Segretario provinciale della Cgil – se sia civile un Paese caratterizzato da abitazioni sfitte, edifici pubblici e ex fabbriche inutilizzate; scarsità ed inadeguatezza delle case popolari; mercato immobiliare con prezzi alti; alto numero di sfratti; cittadini che sono costretti a rivolgersi alla Caritas per un pasto e un posto letto. E in questa campagna elettorale, carica come non mai di promesse talvolta improbabili, è doveroso chiedersi quali sono state e quali sono le risposte della politica”.

Prova a rispondere Fabio Buricchi:l’unica politica della casa che ha unito la Regione e le amministrazioni locali di ogni colore politico, è stata l’introduzione di regole tendenti ad escludere dalle graduatorie per le case popolari quanti più richiedenti possibile. Le statistiche ci dicono che, negli ultimi anni, solo il 14% delle domande sono state soddisfatte. Si pensa che aumentando per legge le esclusioni e, quindi, le domande, la percentuale degli accoglimenti possa aumentare”.

Si prepara uno scenario sociale che la Cgil giudica inaccettabile e che Mugnai evidenzia: “si costituiranno ghetti invivibili e le case popolari saranno ridotte ad alloggi a rotazione per situazioni di emergenza da liberare alla prossima emergenza. Infine non ci saranno più entrate per affitti e quindi non ci sarà più alcun introito per la manutenzione. Il principio è confermato dall’innalzamento della percentuale massima di utilizzo provvisorio degli alloggi per emergenze che passa dal 35% al 40%. Quindi, meno posti da assegnare per consentire le emergenze. In questa situazione sarà inevitabile che si acuisca un conflitto tra i più diseredati, un guerra tra poveri. L’unica soluzione è un programma di interventi con finanziamenti certi e continui”.

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