Quest’autunno si prospetta “bollente” e non solo per motivi meteorologici.
Alla ripresa dell’ attività le famiglie troveranno una brutta sorpresa: i costi energetici hanno raggiunto un nuovo record dal 2023. Il costo gas nel mercato olandese (quello di riferimento) il 21 agosto ha raggiunto un nuovo record. I prezzi europei del gas continuano a salire trainati dalla guerra tra Iran e Stati Uniti che ha ridotto drasticamente gli approvvigionamenti da quella regione. Al Ttf i future salgono dell’1,64% e raggiungono i 66,3 euro/Megawattora. Si tratta dei livelli più alti da gennaio 2023. Ad ogni ripresa dello scontro tra Stati Uniti e IRAN si determina un immediato rialzo del costo del greggio al quale segue, anche per motivi speculativi, un immediato aumento dei carburanti.
In Europa i livelli di stoccaggio del gas per riscaldamento sono calati al 62%, il livello più basso mai registrato dal 2009; con ciò il tempo per ricostituire le scorte prima dell’inizio della stagione invernale è ridotto ai minimi termini.
Questo scenario potrebbe determinare un ulteriore aumento dei costi per l’energia stimabili in un più 14% che, come è sempre avvenuto, si reverbererà sulle imprese, sulle famiglie e sul già ampiamente falcidiato carrello della spesa.
La stessa cosa vale per i prodotti agricoli in generale e per quelli di stagione, che risentono fortemente dell’aumento dei prodotti fertilizzanti e energetici e del particolare clima che ha investito l’Italia e quasi tutta l’Europa dovuto dall’ormai accertato cambiamento climatico. Sia le fonti Istat che FAO food Price index registrano, per i prodotti alimentari, indici di prezzo più alti del 30% rispetto a quelli del 2023.
Questa situazione si prevede che porterà un aumento medio di spesa a famiglia di circa 800/900 euro l’anno: aumenti preoccupanti che si sommano all’ incertezza lavorativa nel settore manifatturiero aretino.
L’ aumento dei costi energetici e l’incertezza internazionale colpisce infatti 2 volte i lavoratori, le famiglie e il mondo del lavoro: prima con l’ aumento delle spese dirette e poi con l’incertezza lavorativa che deriva in larga parte, alle mutate condizioni economiche che in un mercato globalizzato, incidono sugli scambi commerciali tra paesi creando così ulteriore difficoltà delle imprese e alle famiglie.
Ci sono infine le spese che ogni famiglia deve affrontare con la ripartenza dell’anno scolastico. Se pur più contenuto, l’aumento medio sarà del 3% rispetto all’anno precedente. I costi maggiori verranno sostenuti per le prime classi medie e superiori che per alcuni Istituti aretini arrivano anche a 350,00 euro per i soli libri e dizionari. A questo si deve aggiungere il costo del materiale di cancelleria e per i device e/o strumentazioni.
A fronte di tutti questi aumenti registriamo una pressoché stagnazione delle retribuzioni che, causa l’inflazione e in particolare l’aumento dei costi energetici e del carrello della spesa determina un peggioramento generale del potere di acquisto e della sostenibilità della famiglia. L’incertezza lavorativa è un ulteriore fattore che determina ulteriore precarietà; specialmente nelle famiglie più indigenti.
Ancora una volta si sconta la mancata lungimiranza nelle politiche energetiche, ambientali e il mancato controllo degli eventi speculativi
Ancora una volta il peso di meri interventi spot e palliativi ricadrà su i più fragili aumentando il già grande divario sociale.


