Il nostro auspicio è che le dichiarazioni dei sindaci Vagnoli e Santini e delle imprese Manteco, Tacs e Tessilnova possano concretizzarsi rapidamente. Rappresentano, infatti, la soluzione a tre problemi: la continuazione della lavorazione del panno in Casentino, nello specifico alla Ferrantina; la definizione di una forte filiera che va dalla produzione alla vendita; una nuova prospettiva occupazionale per i dipendenti ex Manifattura.
La Cgil non ha una visione ancorata al passato ma è certa che il panno del Casentino non può essere prodotto in altre realtà tessili in Italia. In primo luogo perché questa vallata non può permettersi di perdere un’attività industriale, tanto più se questa contribuisce da secoli alla definizione dell’identità culturale e produttiva della zona. In secondo luogo perché sarebbe complicato spiegare al mercato che il panno del Casentino viene realizzato a Prato o a Biella.
Auspichiamo che questo prodotto abbia anche in futuro tutte le peculiari caratteristiche garantite finora dalla lavorazione in questa vallata e dalla professionalità dei suoi addetti. Il Casentino ha una filiera produttiva e commerciale con la quale intendiamo collaborare nella logica di mantenere l’identità produttiva del panno del Casentino.
La priorità, adesso, è il ritorno al lavoro dei 12 dipendenti ex Manifattura. Se valutato necessario, la Cgil è quindi immediatamente disponibile a chiedere alla Regione Toscana di aprire un tavolo di confronto al quale invitare le realtà produttive casentinesi del panno. La nostra è una logica unitaria e di collaborazione con tutte le realtà industriali della zona per rilanciare l’intera filiera del panno dando concrete risposte alla domanda occupazionale di chi è rimasto senza lavoro.


