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Cgil: “dopo la disponibilità di Aruba, si crei una strategia territoriale basata sul PNRR”

La difesa del panno del Casentino può essere esempio di un diverso modo di affrontare le crisi. Appello della Cgil alla Regione

“L’annuncio di Aruba è positivo – commenta Alessandro Mugnai della Filctem Cgil. Denota attenzione al lavoro e al territorio e contribuisce a creare le condizioni per un nuovo futuro del panno del Casentino e della Manifattura. Adesso tutti sono chiamati a fare la loro parte”.

Le procedure per il licenziamento dei 18 addetti non si interrompono. “Attendiamo la convocazione, da parte della Regione Toscana, del tavolo di crisi che abbiamo chiesto ormai da giorni. Questo incontro è fondamentale per poi passare al Ministero dello sviluppo economico. I tempi sono stretti: un privato come Aruba – sottolinea Mugnai – ha capito il valore di questa esperienza. Adesso lo deve capire anche la Regione Toscana. Al tavolo ci devono essere anche i liquidatori della vecchia cooperativa e il curatore fallimentare”.

La Cgil è convinta che questa della Manifattura del Casentino possa diventare una battaglia che apre strade nuove all’economia aretina. “In questi giorni – ricorda il Segretario provinciale Alessandro Tracchi – abbiamo registrato una grande attenzione, anche internazionale, al panno del Casentino e quindi ad un’eccellenza delle nostre produzioni locali. Un riconoscimento è venuto anche da Aruba, un colosso delle nuove tecnologie che però mantiene un forte legame con il suo territorio di origine: ne è conferma la disponibilità data per lo stabilimento che aveva acquistato a Soci». Un problema può diventare un’opportunità: “il panno del Casentino registra un forte aumento della domanda. Perché non valutare l’opportunità di una strategia condivisa per il suo sviluppo che veda unite la Manifattura, la Regione, la Provincia, gli enti locali del Casentino e, perché no, eccellenze imprenditoriali del territorio? Il PNRR può fare da collante ad una strategia territoriale che punti sul manifatturiero. Una strategia che mantenga sul territorio i centri decisionali. Se questi vengono spostati, rischiamo di avere esperienze come la Fimer dove un’azienda di un settore in crescita viene messa in discussione”.

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