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Franco Martini Segreteria Nazionale: i nuovi contratti

La proposta unitaria dei sindacati c'è e la presenteremo nei prossimi giorni ma non intendiamo smantellare il contratto nazionale

I NUOVI CONTRATTI. FRANCO MARTINI (CGIL): ‘ PIÙ PRODUTTIVI SI, SALARI MINIMI NO’

‘La proposta unitaria dei sindacati c’è e la presenteremo nei prossimi giorni ma non intendiamo smantellare il contratto nazionale, né cederemo su un salario minimo per legge che finirebbe per abbassare le buste paga dei lavoratori’. Dopo l’annuncio della Furlan Franco Martini conferma che l’accordo sul nuovo modello contrattale fra Cgil Cisl e Uil è cosa fatta.

Segretario Martini quali obbiettivi vi prefiggete?
Vogliamo delineare un nuovo sistema di relazioni industriali, rilanciando il ruolo delle parti sociali che il governo vorrebbe relegare in un angolo. Tre pilastri: contrattazione, partecipazione e regole su cui base quest’ultima.

A chi la sottoporrete?
A tutto il sistema di rappresentanza delle imprese a partire da Confindustria, Confserizi e Alleanza Cooperativa, realtà con le quali abbiamo già siglato un accordo sulla rappresentanza.

Uno dei nodi è la produttività, il cui basso indice è uno dei mali storici de nostro paese
E’ un tema che affrontiamo perché la ripersa si aggancia solo se aumentiamo il valore aggiunto dei beni e dei servizi prodotti: però, sia chiaro, il sindacato si occupa da sempre di produttività. Non ho mai visto un accordo integrativo firmato senza mettere in relazione l’aumento in busta paga con flessibilità e produttività. Il punto è che quest’ultima, in Italia, non dipende solo dall’organizzazione del lavoro, ma anche dalle burocrazie elefantiaca, dalle infrastrutture, passando dalla mancanza di investimenti e innovazione

La contrattazione di secondo livello è applicabile anche alla pubblica amministrazione?
Finché l’ex ministro Brunetta non lo bloccò, il secondo livello di contrattazione c’era anche nella PA. Detto ciò, in quel settore può avere un impatto anche maggiore, perché le realtà sono molto diverse e i problemi che può avere un comune o un ente sanitario del Nord rispetto a un0 delle isole, per dire, possono trovare più facilmente soluzione se c’è flessibilità.

Non si rischia di dire addio al contratto nazionale, che avete sempre difeso con i denti?
La nostra proposta vuole proprio impedire la vanificazione del contratto nazionale. Chi parla di un su superamento dimentica, o fa finta di dimenticare, che l’80% del mondo del lavoro non ha contrattazione aziendale: quindi è inimmaginabile depotenziare la contrattazione nazionale, si rischia di condannare milioni di lavoratori a bassi salari.

Il governo sta pensando ad un salario minimo di base stabilito per legge.
Noi siamo contrari: ci sono già i minimi contrattuali, basterebbe applicare l’art.39 della costituzione, con l’erga omnes: Il rischio altrimenti è di fissare una cifra minima ancora più bassa, in un momento in cui bisogna rilanciare i consumi. Sarebbe una contraddizione.

Furlan parla di modello tedesco per la partecipazione. Siete d’accordo?
Vogliamo che i lavoratori e ci li rappresenta siano parte attiva nelle foto scelte delle imprese. Il modello tedesco ha elementi interessanti, ma è applicabile solo alle imprese abbastanza grandi: in questo caso chiediamo che i rappresentanti dei lavoratori entrino nei consigli di sorveglianza. E, come in Germania, vogliamo fare un ragionamento sui distretti industriali italiani: ma abbiamo il dovere di inventarci una via italiana.

Di Andrea Bonzi da La Nazione

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